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“Capisco bene” dissi “che non si deve aprire la mano bruscamente, se non si vuole guastare il colpo.

Ma in qualunque modo io faccia, sbaglio sempre.

Se strigo la mano il più possibile, quando l’apro la scossa è inevitabile.

Se invece cerco di tenerla rilassata, la corda sfugge ancora prima di aver raggiunto l’intera apertura dell’arco, involontariamente, è vero, ma troppo presto.

Tra queste due maniere di sbagliare io mi dibatto e non trovo via d’uscita”.

“Lei deve”rispose il Maestro “tenere la corda tesa come un bambino piccolo tiene il dito che gli si porge.

Lo tiene così stretto che non finiamo mai di meravigliarci della forza di quel minuscolo pugno.

E quando abbandona il dito non pensa - mettiamo: ora lascio il dito per afferrare quest’altra cosa.

Ma, senza riflettere e senza intenzione passa da una cosa all’altra e si potrebbe dire che egli gioca con le cose se non fosse altrettanto giusto che le cose giocano con lui”.


Eugene Herrigel

Lo zen e il tiro con l’arco

1975 Adelphi Edizioni S.P.A. Milano